Salvo

Nato in provincia di Enna, nel 1956 si trasferisce con la famiglia da Catania a Torino dove ha vissuto e lavorato fino alla morte. Nel 1963 partecipa alla 121ª Esposizione della Società Promotrice delle Belle Arti. Dipinge e cerca di vendere ritratti, copie da Rembrandt e Van Gogh, e tele della più varia ispirazione. Tra il settembre e il dicembre 1968 è a Parigi, coinvolto dal clima culturale del movimento studentesco. Rientrato a Torino, inizia a frequentare gli artisti che operano nell’ambito dell’Arte Povera e che trovano un punto di riferimento nella galleria di Gian Enzo Sperone. Conosce Alighiero Boetti, di cui diventa amico, Merz, Zorio, Penone e i critici Renato Barilli, Germano Celant e Achille Bonito Oliva.
Nel 1969 ha rapporti con i concettuali americani Joseph Kosuth e Robert Barry, incontra Sol LeWitt che comprerà in seguito alcune sue opere. In estate compie un lungo viaggio in Afghanistan. Inizia lavori in cui sono già chiare le tendenze – la ricerca dell’io, l’autocompiacimento narcisistico, il rapporto con il passato e con la storia della cultura – che diventeranno nodi essenziali della sua ricerca successiva. Tra questi lavori, la serie 12 autoritratti in cui inserisce con fotomontaggi il proprio volto su immagini tratte da giornali, presentate nel 1970 alla Galleria Sperone. Parallelamente ai lavori fotografici Salvo esegue lapidi in marmo su cui sono incise parole o frasi, quali Idiota, Respirare il padre, Io sono il migliore: sono opere che, pur se maturate nel contesto dell’Arte Povera, mostrano nelle connotazioni monumentali e arcaicizzanti un carattere peculiare e precorritore della sua futura ricerca.
È del 1970 Salvo è vivo, oggi all’Australian National Gallery di Canberra, dell’anno seguente 40 nomi, elenco di personaggi illustri che da Aristotele giunge fino a Salvo. La serie delle lapidi proseguirà fino a tutto il 1972 con iscrizioni dalle fonti più varie, come un testo assiro in Il lamento di Assurbanipal o una parabola di Esopo per La tartaruga e l’aquila. Dal 1971 realizza i Tricolore, superfici su cui è scritto “Salvo” in bianco, rosso e verde o con lettere al neon, inoltre copie di romanzi trascritte da lui stesso in cui viene riproposto il medesimo processo di sostituzione degli autoritratti inserendo il proprio nome al posto di quello dei protagonisti. Con l’intento di rivisitare la storia dell’arte Salvo procede nei suoi d’après, già iniziati nel 1970 con l’Autoritratto come Raffaello. La citazione di opere antiche non impone la copia tout court ma il rifacimento in chiave semplificata, dove l’artista trova talvolta il modo di inserire se stesso con il procedimento narcisista dell’autoritratto. I lavori, ispirati a grandi maestri del Quattrocento quali Cosmè Tura e ancora Raffaello, vengono esposti in numerose mostre. L’anno seguente si apre a Colonia l’importante rassegna “Projekt ‘74”.
Tra il 1982 e il 1983 la sua notorietà si consolida ulteriormente a livello europeo. Dopo l’ampia retrospettiva organizzata nel marzo 1982 da Massimo Minini al Museum van Hedendaagse Kunst di Gand, nell’aprile dell’anno seguente sono riunite al Kunstmuseum di Lucerna le opere più significative dal 1973, poi al Nouveau Musée di Villeurbanne a Lione
Nell’estate del 1984 Maurizio Calvesi invita Salvo ad Arte allo specchio alla XLI Biennale di Venezia: vi partecipa con sei opere, tra le quali ancora San Martino e il povero, Il bar del 1981 e un quadro del ciclo di Rovine ripreso in quest’anno. Al ritorno da un lungo viaggio in Grecia, Jugoslavia e in Turchia dipinge i mishram, le caratteristiche tombe musulmane viste a Sarajevo. A questa tematica, presentata da Franco Toselli, seguiranno le Ottomanie (neologismo di Salvo), varianti dei precedenti paesaggi in cui compaiono i minareti resi nell’essenzialità della loro architettura, ambientati in città immaginarie o colti in notturni suggestivi. Conosce Daniele Pescali, che diventerà il suo mercante dal 1987 al 1995. Dagli anni novanta a oggi Salvo dedica alcune serie di quadri a luoghi che ha visitato, come paesi arabi (Oman, Siria, Emirati Arabi…), Tibet e Nepal, Etiopia, oltre a gran parte d’Europa, soprattutto il nord.
Dal 1995 al 2007 Salvo trascorre alcuni mesi all’anno nella sua casa nel golfo di Policastro e nella baita ai piedi del Monviso, luoghi che lo hanno ispirato per numerose opere. Nel 2005 al 2007 la sua pittura si avvia verso una ricerca nuova: Salvo, che ha prediletto le valli come soggetto negli ultimi anni, si rivolge alle pianure, introducendo un nuovo taglio prospettico nei suoi paesaggi.